Demenza e guida di autoveicoli

Demenza e guida di autoveicoli 

Seppur gli anziani possano gradualmente perdere competenze per la guida di autoveicoli, sono ancora  guidatori considerabili “sicuri”, possono ad esempio essere più prudenti e rispettosi delle regole come guidare in ambiti che conoscono bene per sbrigare faccende quotidiane. Le statistiche, seppur dibattute, segnalano una maggior sinistrosità degli anziani a parità di chilometri percorsi. Gli studi sulla sinistrosità legata all'età, riportano la caratteristica curva ad “U”  che traccia le relazioni tra età e sinistrosità. I dati sono spesso discussi (ad esempio i soggetti anziani guidano pochi chilometri annui), gli anziani guidano a bassa velocità ma hanno problemi nei momenti in cui devono percepire il mondo in situazioni complesse ed in fretta (ad es. “incroci”). Dalla figura sotto riportata poi si nota comunque come se si dovesse limitare la guida ai soggetti anziani, maschi, ultra-settantacinquenni, tale misura dovrebbe analogamente essere predisposta anche per i giovani di entrambi i sessi  fino ai 24 anni.

Gli  anziani con demenza costituiscono ovviamente un gruppo estremamente a rischio  e vi sono indicatori che aiutano il clinico a stimare la necessità di consigliare al paziente di smettere di guidare. Gli indicatori da valutare suggeriti dalla Società Neurologica Americana (AAN) che analizza gli studi pubblicati fino al 2006, sono:

Mentre invece  il giudizio di esser un “buon guidatore” espresso dall'utente stesso e dai caregiver non correla con la guida in sicurezza. 

Seppur discussa, la prestazione a test neuropsicologici possiede una correlazione con il test drive effettuato su strada, come riportano studi britannici. In Italia sono state standardizzate specifiche  batterie neuropsicologiche.

Spesso le donne anziane smettono autonomamente di guidare quando avanza l’età mentre per gli uomini permane comunque una certa reticenza (si possono ascoltare affermazioni del tipo “se mi togliete la patente mi togliete la vita”): il problema va comunque affrontato e con debito anticipo, per prepararsi al momento in cui la guida non sarà più sicura. 

Nel contesto di visite in un CDCD non si può comunque negare l’autorizzazione alla guida e nel caso di mancata compliance si può rimandare il soggetto ad un giudizio della Commissione Medica Provinciale Patenti, previa segnalazione alla Motorizzazione Civile. Questo può esser fatto in casi estremi e comporta il riferirsi alla Medicina Legale dell’Azienda Sanitaria per sapere come bilanciare i diritti dell’utente alla riservatezza con la necessità di salvaguardare la sua stessa salute e quella di terzi. La Commissione Medica  Provinciale acquisisce i certificati e potrà eventualmente valutare la necessità di consulenze psicodiagnostiche (art. 119 Codice della Strada). 

I principi che regolano il funzionamento della Commissione sono  ben delimitati (“Quando dalle constatazioni obiettive, o dai risultati della visita psicologica di cui all'articolo 119, comma 9, del Codice, e dalle altre indagini cliniche e di laboratorio ritenute indispensabili, si evidenzino malattie fisiche o psichiche o deficienze organiche o minorazioni anatomiche o funzionali il medico può rilasciare il certificato di idoneità solo quando accerti e dichiari che esse non possono comunque pregiudicare la sicurezza nella guida” (Art. 119 regolamento CDC) e la  stessa Associazione dei medici legali italiani (Comlas) ha pubblicato le “Linee guida intorno alla demenza e la patente” che nel caso specifico riportano come “il soggetto affetto da demenza mantiene nelle prime fasi di malattia una sufficiente capacità di guidare con sicurezza (…) ma deve esser sottoposto ad un completo accertamento psico-attitudinale ad ogni scadenza”.

In definitiva all’interno di un rapporto di fiducia ed ascolto tra sanitari, paziente e familiari, tranne rari casi,  si può raggiungere un equilibrio tra esigenze di mobilità, desiderio di mantenere attività strumentali e sicurezza.

rrInjury.pdf

Il rischio relativo di coinvolgimento in incidenti automobilistici gravi con esiti, per età e genere del conducente (Fonte Elvik 2002) 

Una testimonianza che può essere utile a che sta affrontando i dubbi sulla guida dopo la diagnosi.